L’epitaffio del Corsera sul governo
Anche Ferruccio de Bortoli si prepara a dare l’estrema unzione al governo di Enrico Letta. Naturalmente lo fa con la cautela di chi si muove attraverso scarti impercettibili, con un aplomb tradizionale in chi deve rappresentare l’establishment (o quel che ne resta).
20 AGO 20

Anche Ferruccio de Bortoli si prepara a dare l’estrema unzione al governo di Enrico Letta. Naturalmente lo fa con la cautela di chi si muove attraverso scarti impercettibili, con un aplomb tradizionale in chi deve rappresentare l’establishment (o quel che ne resta). Partendo da una critica quasi scontata ai pasticci della più recente decretazione, che prevede saranno reiterati nel famigerato Milleproroghe, il direttore del Corriere comincia a scrivere il necrologio di Enrico Letta: “Un politico preparato, accorto, forse troppo prudente”. Aggiunge che “merita ancora fiducia”, con un avverbio “ancora” che pesa molto più del sostantivo fiducia, peraltro contraddetto dall’analisi successiva, in cui si dà conto della fragilità della coalizione, in cui Agelino Alfano finisce come il proverbiale “vaso di coccio” e il nuovo segretario democratico, Matteo Renzi, come l’inevitabile killer. Ma il Corriere non è giornale che si schieri apertamente all’opposizione (e in questo caso l’opposizione a Letta alluderebbe a una critica indiretta al Quirinale), così si rifugia in un’indicazione, quella di un’ultima occasione consistente nel nuovo patto di governo che la maggioranza dovrebbe stipulare a fine d’anno. In quel patto, però, dovrebbe esserci tutto ciò che il governo non è riuscito a mettere insieme quando aveva una maggioranza più vasta, né ora che dice di averla più compatta. Le solite “poche cose importanti” di cui si chiacchiera sempre, ma che possono concretizzarsi solo come espressione di una visione politica forte e convinta, esattamente quel che manca a un governo nato come espressione di una pacificazione che non c’è stata, e che sopravvive immoto e macilento.